Wilhelm Brasse, il “fotografo di Auschwitz”


vlcsnap-2015-10-20-21h24m23s069.jpgWilhelm Brasse, il “fotografo di Auschwitz”, nacque a Żywiec (nella Slesia) da padre con origini austriache e da madre polacca. Già durante adolescenza cominciò ad interessarsi di fotografia  frequentando lo studio fotografico di proprietà di una sua zia, a Katowice. Durante l’occupazione nazista in Polonia, essendo di origini austriache, subì molte pressioni dalle autorità occupanti al fine di farlo unire alle forze naziste ma lui rifiutò sempre; dopo vari interrogatori ed ulteriori pressioni tentò la fuga in Francia ma la sua fuga fallì e fu catturato ed incarcerato. Durante la prigionia continuò a rifiutare l’adesione all’esercito nazista fino a quando, nel 1940, dopo diversi interrogatori della Gestapo, i nazisti lo deportarono al campo di concentramento di Auschwitz da poco aperto.

Brasse, dopo la deportazione ad Auschwitz, dove fu registrato con il numero 3444, vi rimase per ben 5 anni ed in seguito ha potuto raccontare al mondo la terribile esperienza vissuta nel campo; si salvò dalla camera a gas proprio grazie alla sua esperienza ed abilità come fotografo infatti fu scelto dal comandante del campo, Rudolf Höss, per fotografare tutti i prigionieri che, man mano, arrivavano al Lager. Le fotografie servivano ai vertici del campo per facilitare le identificazioni durante gli eventuali tentativi di fuga. La decisione di Brasse di accettare l’incarico fu dettata dal suo istinto di sopravvivenza, in quanto sapeva bene che il rifiuto l’avrebbe portato nel giro di poco tempo ad una morte certa nelle camere a gas.

Durante i 5 anni vissuti nel campo di sterminio scattò più di 50.000 fotografie, tipo ritratti. Tre foto: di fronte, di profilo e tre quarti, a tutti i deportati che successivamente furono uccisi nelle camere a gas e cremati nei forni. In effetti creò una precisa documentazione degli internati a cui si aggiunge quella dedicata delle vittime degli esperimenti pseudo-medici perpetrati in particolare da Josef Mengele (chiamato il “dottor morte”) che usò i prigionieri come cavie umane. Per Brasse, che sapeva bene che tutti i prigionieri da lui fotografati erano condannati a morte, ogni scatto divenne un terribile supplizio: ebrei picchiati, prigionieri russi devastati da malattie e maltrattamenti, zingari, ragazzini e bambini tutti magrissimi, con evidenti segni di violenze subite e terrorizzati. Con il suo lavoro, Brasse, preparò una minuziosa documentazione che oggi ci descrive quello che accadde al campo di sterminio e che fu un prezioso aiuto per i processi ai criminali di guerra nazisti. Nel Gennaio del 1945, con l’avanzata dell’Armata Rossa, i vertici del campo di concentramento gli chiesero di bruciare tutta la documentazione, fotografie e negativi ma difronte a tale compito ci fu una vera disubbidienza da parte di Brasse e dei suoi aiutanti per cui riuscirono a conservare la maggior parte di foto e negativi sottraendoli alle fiamme. Oggi, gran parte di questa documentazione è custodita al Museo di Auschwitz-Birkenau e, con questa documentazione è stato realizzato il documentario “The Portraitist” (Il Ritrattista) – titolo originale “Portrecisty”.

Il documentario contiene un’intervista a Brasse che, con commozione, ricorda il suo compito ad Auschwitz presentando contestualmente tante fotografie da lui realizzate e per ogni fotografia descrive il triste destino dei soggetti fotografati (sottotitoli anche in lingua italiana); è’ una testimonianza che lascia un ricordo indelebile che porteremo con noi per tutta la vita.

Wilhelm Brasse è morto il 23 Ottobre 2012 a Żywiec dove era tornato a vivere dopo la guerra.

Il DVD è in vendita presso le librerie del Museo di Auschwitz-Birkenau

Guarda la galleria di alcune immagini del documentario