Monowitz


Il sottocampo di Monowitz

Il campo di Monowitz fu fondato a pochi chilometri ad est dal campo di Auschwitz I dopo l’evacuazione dei villaggi di Dwory e Monowice ed ebbe come obiettivo quello di vendere forza lavoro allo stabilimento chimico Buna Werke di proprietà della IG Farben, rispettando così le indicazioni date dall’Ufficio Centrale Economico-Amministrativo delle SS (ss WirtschaftsverwaltungshauptAmt), fondato da Oswald Pohl che con questo ufficio, il 1° Febbraio del 1942, aveva riunito insieme tutti gli affari economici e burocratici delle SS.

Tantissime case di proprietà dei polacchi vennero vendute alla IG Farben per essere adibite ad alloggi per i dipendenti della società tedesca.

L’inizio dei lavori, eseguiti da circa mille deportati polacchi e russi che dovevano raggiungere il cantiere a piedi a circa 7 chilometri dal Campo base, ebbero inizio il 7 Aprile del 1941; dopo lunghe ed estenuanti giornate di lavoro i prigioneri dovevano ritornare a piedi al Campo base. Pochissimi uomini sopravvissero all’inverno 1941/1942, allora, proprio per sfruttare al meglio la forza lavoro, su iniziativa e pressioni della stessa IG Farben, il 31 Ottobre del 1942 venne aperto il Campo di Monowitz (KL III Auschwitz -Monowtiz).

 La scelta di questo sito fu dettata alla IG Farben da diversi vantaggi: ottime vie di comunicazione, enormi possibilità di accedere alle    provviste di  carbone, acqua, sale (proveniente da Wieliczka) ma innanzi tutto dalla disponibilità delle SS a fornire continui lavoratori – schiavi provenienti dai vicini  Campi di concentramento. La IG Farben, trasse  enormi vantaggi economici dagli accordi sulla fornitura di  uomini schiavi stipulati con le SS tanto da  farle risparmiare enormi capitali da reivenstire nella costruzione dello stabilimento, ma non fu  la sola a godere di tali vantaggi, infatti le SS strinsero  accordi anche con altre industrie tedesche tra cui la Krupp, La Siemens e la Werke.

 In quel periodo i dirigenti della IG Farben chiedevano ai vertici delle SS di rimpiazzare continuamente gli uomini che man mano  diventavano inabili al  lavoro per evitare il calo della produzione ed i prigioneri lavoratori più deboli venivano man mano uccisi e  rimpiazzati da nuova forza lavoro; in questo modo la IG Farben favorì l’eliminazione fisica di migliaia di deportati.

La presenza di prigionieri ebrei a Monowitz era alta ma, già all’inizio del 1944, tale presenza raggiunse il 90% dei detenuti e ciò dimostra ancora una volta la completa partecipazione della IG Farben al genocidio in atto.

Nel Campo di Monowitz, fondato per la costruzione dell’impianto chimico più grande d’Europa, impianto mai andato in funzione, e costata la vita a migliaia e migliaia di deportati ( le stime parlano di 10.000 vittime ma anche di 25.000), sono passati circa 35.000 detenuti tra i quali anche Primo Levi.

Monowitz, anche se identificato come “Campo di lavoro”, fu un vero campo di sterminio, tra i più cruenti esistenti, dove la percentuale di decessi era altissima.

Da ciò che ci ha riportato Primo Levi e l’ufficiale inglese Denis Avey, entrambi detenuti a Monowitz, nel campo non era possibile sopravvivere per più di qualche mese.  Gli Häftlinge (i detenuti internati) che non erano in grado di lavorare venivano uccisi subito, gli altri venivano sfruttati fisicamente sino alla completa distruzione fisica e psicologica, dopo … non ce n’era più bisogno. I detenuti inabili al lavoro ed i cadaveri di Monowitz erano trasportati a Birkenau per le camere a gas e per i crematori. Spesso i crematori erano già occupati dai deportati che erano arrivati con i trasporti dei treni ed allora, i poveretti, venivano portati alle “fosse crematorie” che erano fosse comuni ardenti all’aperto e dopo essere stati uccisi con un colpo di pistola alla nuca, vi venivano buttati dentro; i più sfortunati venivano messi sotto chiave nelle baracche del “Campo della Morte” e lasciati senza acqua e senza cibo sino al momento in cui le camere a gas erano libere. La maggior parte di loro moriva, dopo indicibili sofferenze, prima della gassazione.

Le visite-selezioni dei medici SS erano frequentissime e continuamente ripulivano il campo dagli inabili per far arrivare nuovi Häftlinge come rimpiazzo per la forza lavoro. L’ufficiale inglese Avey racconta che “di fronte alle SS “c’era sempre bisogno di presentarsi come una persona in grado di lavorare ancora un giorno” in modo da evitare la selezione per l’uccisione istantanea”.

La scritta “Arbeit Macht Frei” fu istallata anche all’entrata del campo di Monowitz, la squallida menzogna nazista serviva ad illudere i nuovi arrivati ed a spronarli a lavorare con maggiore impegno con il miraggio, poi, della libertà.

Oggi, del sito dove sorgeva il Campo di Monowitz non è restato quasi nulla, solo un monumento, in memoria di tutti coloro che vi sono passati e morti, testimonia la tragedia avvenuta.  (redazione)